mercoledì 31 agosto 2011

Social business: l´importanza delle conversazioni dentro e fuori dalle aziende


Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianluca Diegoli, esperto di marketing e autore di minimarketing.it, che ci ha fornito il suo insight a proposito di social commerce, aziende e strategie di vendita.

Innanzitutto secondo Gianluca il social commerce è visto come la reintegrazione nell'ecommerce delle dinamiche sociali che influenzavano, motivavano e incentivavano gli acquisti offline. Si tratterebbe quindi di dinamiche aggregative e di socializzazione che esistono già nel commercio tradizionale e stranamente non presenti nella prima fase dell'ecommerce, modellato invece sulla base di un concetto di self-service.

Si vengono così a formare conversazioni tra gli acquirenti, i quali sono anche coloro che meglio conoscono i prodotti. La descrizione del prodotto, delle sue funzioni e vantaggi svolta dagli utenti è molto più esaustiva rispetto alle asettiche indicazioni fornite dallo store.

Purtroppo molte delle decisioni rilevanti riguardanti l'ecommerce vengono prese in base al guesswork. C'è ancora una "spannometria" elevata, sia nelle attività che negli investimenti, quando invece sarebbe più efficace affidarsi all'osservazione degli utenti, alla misurazione e all'analisi dei dati. E' altresì vero che a volte si tratta di procedure complicate e in alcuni casi costose, motivi per cui non vengono messe in pratica.
Sul ROI delle implementazioni social è stato detto molto, ma ad oggi non è stato possibile trovare una tecnica che permettesse una misurazione realmente completa ed affidabile. Sono possibili però misurazioni parziali, soprattutto per quanto riguarda le analytics.

Per quanto l'introduzione della figura di un Chief Digital Officer sia auspicabile, Gianluca mette in guardia da alcuni rischi: innanzitutto è un ruolo che potrebbe funzionare bene all'interno di una struttura organizzativa matrice che, purtroppo, di rado funziona adeguatamente.
In secondo luogo, se la sua funzione di ponte tra le varie divisioni dell'azienda va bene, allora il risultato sarà la digitalizzazione e l'efficienza di tutte le divisioni. Altrimenti il CDO verrebbe semplicemente relegato nel suo ambito. 

In sostanza quel che deve cambiare è la cultura aziendale. La tecnologia non è altro che uno strumento facilitatore, ma se manca una cultura aziendale adeguata, nemmeno un software da 500.000 dollari riuscirà a far attivare la conversazione. Bisogna acquisire consapevolezza del fatto che l'azienda dovrebbe essere social internamente, prima che esternamente, e che esistono modi più efficienti, al di fuori della gerarchia, per comunicare. La gerarchia era "un male necessario" quando non esistevano strumenti più adatti, ma ormai ci si augura che il parallelismo azienda-esercito sia stato definitivamente superato.

Sembra dunque necessaria la capacità di ascoltare ed accettare i complimenti come le critiche, sia da parte dei dipendenti che da parte dei propri clienti. Escludere queste dinamiche dall'ecommerce e dal commercio in generale diventerà, in futuro, sempre più difficile.

Se volete guardare l'intervista integrale, la potete trovare qui.

Maria Petrescu

Photo credit: BTO Educational



Social business: the importance of conversation inside and out the company

A few days ago we had the pleasure of interviewing Gianluca Diegoli, marketing expert and author of minimarketing.it. He gave us his insight about social commerce, companies and selling strategies.

First of all, in Gianluca's opinion social commerce is to be seen as the reintegration in ecommerce of social dynamics that influenced, motivated and incentivated offline purchase. It's about aggregative and socializing dynamics that already exist in traditional commerce and that were strangely absent during the first phase of ecommerce, which was modelled on the concept of self service, instead.

This is the way conversations are created among customers, who are also the people who know products best. The description of the product, of its functions and advantages is done by users much better than by the retailer.

Unfortunately many of the relevant decisions that involve ecommerce are taken based on guesswork. There is still a lot of rough aproximation, both in activities and in investments, but the most effective way would be to rely on user observation, measurements and data analysis. It is true that sometimes these are complicate procedures and in some cases also very expensive, which is the reason why they are seldom used.
The ROI of social implementations has been widely discussed, but until today it has not been possible to find a technique that would allow a really complete and reliable measurement. It is possible to make partial measurements, though, especially regarding analytics.

Even though the introduction of the figure of Chief Digital Officer is certainly desirable, Gianluca invites to be cautious: first of all it is a role that could work well inside an organized matrix structure, which, unfortunately, rarely works as it should.
Secondarily, if its bridge function among several company division works fine, then the result will be the digitalization and efficiency of all divisions. Otherwise the CDO would simply be confined to his area of expertise.

In short, what must change is the company culture. Technology is nothing more than a facilitator, but if an adequate company culture is lacking, not even a 500.000 dollar software will be able to incentivate conversation. We must be aware of the fact that the company should be social internally before being social externally, and that there are more efficient ways, outside hierarchy, to communicate. Hierarchy was a "necessary evil" when more adequate tools weren't available, but at this point we hope that the company-army parallelism is now definitely outmoded.

It seems that the ability to listen and accept compliments as well as criticism is crucial, both from employees and customers. Excluding these dynamics from ecommerce and commerce in general will become, in the future, more and more difficult.

If you want to see the full interview, you can find it here.

Maria Petrescu

martedì 2 agosto 2011

Social commerce e social network interni per le aziende: il quadro italiano




Intervistato.com ha pubblicato ieri l'intervista ad Alberto D'Ottavi, blogger e giornalista di tecnologia e co-fondatore della start-up Blomming.
Nel corso di quest'intervista sono stati definiti i contorni della situazione italiana per quel che concerne il social commerce, l'utilizzo di social network interni alle aziende, e i passi che sono stati fatti finora in questo senso dalle realtà italiane.

Il ritardo relativo all'introduzione di questi nuovi strumenti nelle aziende è dovuto, secondo Alberto, a una grave carenza di informazione e divulgazione tecnologica, protrattasi in Italia fino al 2008.
Da allora abbiamo cominciato a vedere sempre più cambiamenti in quest'ambito, anche se non sarebbe azzardato dire che siamo comunque ancora agli inizi.
Alberto ha sottolineato un'importante distinzione tra l'uso di social network intesi nell'accezione comune, ovvero quella di strumenti di comunicazione, e l'uso degli stessi come strumenti di gestione e di organizzazione (come per esempio l'email aziendale).
Possono diventare un ottimo modo per fare crowdsourcing internamente, e di fatto far funzionare l'azienda in maniera più efficiente, permettendo di gestire processi e competenze.

L'altro grande argomento trattato durante l'intervista è stato quello del social commerce e delle start-up che cominciano a rendere molto più semplice a tutti vendere i propri prodotti online.
Alberto ha descritto il quadro italiano come improntato a una grande tradizione manufatturiera, ancora oggi fortemente legato al fai-da-te.
E' possibile, a suo avviso, distinguere tre grandi filoni: quello tipicamente maschile del bricolage, quello femminile del "fatto a mano", generalmente crochet, knitting, confezione di gioielli e bigiotteria, e infine la nobile tradizione meccanica del "far funzionare le cose".

La soluzione ideata dai fondatori della start-up Blomming dovrebbe essere in grado di colmare il gap tra questo tipo di produzione e la vendita online, fino a tempi recenti prerogativa di medie e grandi aziende, le uniche ad avere le capacità tecniche e finanziarie per costruire un sito e-commerce ed agganciarlo per esempio a Facebook.

Blomming sta rapidamente crescendo, con circa 1500 venditori attivi di cui 700 hanno aperto uno store su Facebook, un catalogo di 15.000 prodotti e il raddoppio del numero di ordini giornalieri dal momento dell'apertura del marketplace.
Si tratta di una realtà "di dimensioni italiane", ma che ha aperto la strada per un modo nuovo e senz'altro più agevole di vendere online, specialmente in un mercato leggermente più "indietro" rispetto a quello europeo o statunitense.

Rimane da vedere come questa ed altre start-up analoghe si svilupperanno nei prossimi mesi, e quanto ingente sarà il traffico di vendite generate attraverso questi canali per avere un'idea più completa sull'effettiva portata di questo nuovo e promettente fenomeno.

Maria Petrescu

Photo credit: Chocolate Rose Bijoux



Social commerce and company social networks: the Italian picture

Yesterday Intervistato.com has published an interview with Alberto D'Ottavi, technology blogger and journalist, and also co-founder of the start-up Blomming.
During this interview he has described the Italian picture regarding social commerce, the use of company social networks, and what has been done until now by Italian realities.

The delay in the adoption of these new tools by companies is due, in Alberto's opinion, to a severe lack of information and technological disclosure, which lasted until 2008 in Italy.
We have since started to see more and more changes in this area, even though it wouldn't be bold to say that we are only at the beginning.
Alberto has underlined an important distinction between the use of social networks seen in the most common way, as communication tools, and their use as management and organization tools (the way company email is used).
They can become a great way to do internal crowdsourcing and make the company work more efficiently by allowing an easier management of processes and abilities.

The other great topic which has been treated during the interview was social commerce and start-ups that are beginning to make it easier for everyone to sell their products online.
Alberto has described the Italian picture as linked to a great manufacturing tradition, still very tied to DIY.
In his opinion we can divide it into three big areas: the typically male "bricolage", the female "hand made", generally crochet, knitting and jewellery making, and last but not least the noble tradition of mechanics, the "making things work" area.

The solution created by the founders of Blomming should be able to fill the gap between this kind of production and online selling, which has been dominated for a long time by medium and big companies, the only ones who had the technical and financial means to build an e-commerce site and then link it to Facebook, for example.

Blomming is growing rapidly, it has about 1500 active sellers, 700 of which have opened a store on Facebook, a catalogue with 15.000 products and a double number of daily orders since they opened the marketplace.
It is an "Italian sized" reality, but it has paved the street for a new and definitely easier way for selling online, especially in a market that is slightly behind the European and American ones.

We stll have to see how this and other similar start-ups will develop in the next months, and how many sales these channels will generate to have a better idea of the real size of this new and promising phenomenon.

Maria Petrescu

Photo credit: Chocolate Rose Bijoux